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domenica 18 agosto 2013
REAL CAVALLERIZZA di NAPOLI
La REAL CAVALLERIZZA di NAPOLI è un progetto di Roberto Cinquegrana diretto a coinvolgere tutti gli amanti della Scuola di Equitazione Rinascimentale Militare in riferimento allo studio dei primi trattati (Grisone, Dall'Agocchie, D'Angiò) fino ad arrivare all'Alta Scuola di de la Gueriniere. La Real Cavallerizza sarà inaugurata a fine ottobre inizio novembre 2013 a data da definire, ed avrà sede ovviamente a NAPOLI, dove verranno realizzati stage dedicati. Altra sede importante è PRATO dove sarà possibile per tutto l'anno procedere a corsi di addestramento nella disciplina. Chi ne fosse interessato è pregato di segnalarlo via email.
Obiettivo: riprenderci l'identità perduta.
giovedì 8 agosto 2013
Fiaschi.... da Napoli a Ferrara... e non il contrario....
Nella mia umile operazione di
recupero e promozione dei Trattati Rinascimentali, in riferimento al grande
filo conduttore che sto cercando di dimostrare tra Arte Equestre Militare e
l’attuale cosiddetta Alta Scuola, mi sono imbattuto oggi nell’acquisto del
libro di Cesare Fiaschi, nobiluomo Ferrarese che ha scritto un pregevole
trattato nel 1556, denominato “Trattato dell’imbrigliare, maneggiare e ferrare
i Cavalli”.
Possedevo già una copia in PDF
del solo Trattato, ma lo avevo letto solo superficialmente visto che sono
ancora occupato con il Trattato del Grisone. Avendo trovato questa copia
trascritta in maniera piu’ comprensibile ho ritenuto doveroso possederne una.
Mi sarei imbattuto solo nella
lettura del Trattato ma non mi sono potuto esimere di leggere le due puntuali
introduzioni che si rispettano per la cura di un recupero del trattato curate
da Ferroni, Presidente dell’Associazione Italiana Pura Raza Espanola, e da
Angela Ghinato dell’Università di Ferrara.
Mi si accuserà di campanilismo se
andrò a fare alcune importanti precisazioni in merito alle suddette
introduzioni/prefazioni in cui è manifesta la volontà degli autori di imprimere
il primato dell’Arte Equestre a Ferrara piuttosto che a Napoli come ben
dimostrerò di seguito.
Cesare Fiaschi scrive il trattato
di Equitazione ben sei anni dopo Federigo Grisone e come è bene precisare ci
troviamo nella metà del 1500 e piu’ precisamente nel 1556. Ora, dovete sapere
che la famiglia d’Este già cone Ercole I in cui si cita nel manoscritto, era di
stanza a Napoli dove fu educato proprio nella suddetta corte in strategia
militare e Cavalleria. Conobbe l’amore come si dice della figlia di Ferrante
d’Aragona, protagonista assoluto nell’allevamento dei cavalli Napolitani, di
nome Eleonora d’Aragona. L’influenza aragonese nella corte Estense era già
quindi abbondantemente ramificata sia per quanto riguarda l’educazione
Cavalleresca, e quindi sull’utilizzo dei Cavalli, e sia sulla grande alleanza
politica con Napoli grazie a Ferrante.
Venire quindi a dire che Ferrara
era il centro con il Fiaschi dell’Equitazione Rinascimentale, benché
protagonista grazie ad alcune novità introdotte nell’educazione dei cavalli, mi
è sembrato davvero campanilista.
Il Fiaschi non fece altro che
studiare, rivedere e modificare il suo Trattato sulla base dell’enorme
esperienza del Grisone napoletano.
Non me ne vogliano gli autori, ma
l’Arte Equestre nasce a Napoli influenzando tutto il territorio italiano ed
internazionale.
Tanto era dovuto.
Cap. Roberto Martusciello
Cinquegrana
Real Cavallerizza di Napoli
PS: evito di chiamare in causa le
Associazioni a cui appartengo, per evitare inutili discussioni. Ciò che dico ed
asserisco me ne prendo tutta la
PERSONALE responsabilità.
.
lunedì 7 maggio 2012
Non mancheranno immagini inedite delle armi ed armature utilizzate e del raffronto con i "jousters" moderni. Un'opera che sarà unica per completezza e organicità... ma abbiate ancora un po' di pazienza... i lavori sono ancora in corso!!!
Sono mesi che ci sto lavorando, ma voglio davvero fare qualcosa di buono per chi si avvicina a questa grande disciplina rivalutata e riorganizzata in Italia dalla Compagnia dell'Aquila Bianca.
Roberto del Regno di Napoli
venerdì 21 ottobre 2011
Conflitto Israelo - Palestinese
Assistiamo inermi alla distruzione dell'Istituzione della Cavalleria con la sopravvivenza di Ordini Storici come lo SMOM e Santo Sepolcro e la miriade di decine e decine di minori Ordini non riconosciuti che si rifanno ideologicamente alle antiche gesta dei "veri" Ordini di Medievale memoria. Alla fine però, quando si va a scavare in codeste attività, che dovrebbero costituire il fulcro, l'essenza dell'antica Istituzione Cavalleresca, si ha la delusione di trovare solo un convivio di uomini attempati che si riuniscono per mangiare (AGAPI), o per "investire" con tanto di telecamera, macchina fotografica e donne "vestite a festa" altri ignari "Novizi" che proseguiranno il loro cammino nel medesimo modo.
Inutile precisare cosa è stata (e cosa è) la Cavalleria, tanto tali Signori insisteranno sempre che il MEDIOEVO non esiste piu' e che gli Ordini si sono adeguati ai tempi di PACE in cui viviamo.
Ma quale PACE? Vi pare a Voi che la situazione Geopolitica Internazionale sia tanto diversa da quella vissuta centinaia di anni fa? Vi sembra che la situazione Medioerientale si sia consolidata? Vi sembra che la Chiesa sia tranquilla con i suoi problemi "interni" e con gli attacchi esterni di una globalizzazione dilagante che mina le fondamenta della Santissima Tradizione?
Il Cavaliere di oggi (quello di cui sopra).... vive in pace. Beato lui.
La vera ISTITUZIONE DELLA CAVALLERIA invece continua ad operare in nome di una Tradizione mai cessata nella ricerca della vera PACE dei popoli e nella difesa dei Valori Universali a cui dobbiamo fare sempre riferimento, nella "formazione" continua marziale e culturale mirante a creare l'UOMO NUOVO di cui la Società ha bisogno oggi piu' che mai.
SVEGLIATEVI dunque o Voi Cavalieri perchè il cammino iniziatico è lungo e l'Investitura non è un punto di arrivo (e parlo della Sacra investitura e non della pagliacciata a cui molto spesso fate riferimento!) ma un punto di PARTENZA!
In riferimento ad una visione piu' chiara delle tematiche che dovremmo conoscere vi evidenzio il punto della situazione della zona Palestinese a me tanto cara.
Descrizione del paese:
Popolazione: Israele, 6.697.413; Palestina, 3.945.139
Popolazione: Israele, 6.697.413; Palestina, 3.945.139
Israele: Ebrei 80,1%, arabi, drusi, circassi, armeni e altri sono il 19,9%
Palestina: i Palestinesi sono un gruppo di arabofoni le cui famiglie sono originarie della Palestina. 700.000 palestinesi risiedono in Israele, 1.500.000 in Cisgiordania, 800.000 nella Striscia di Gaza e il resto in altri paesi del Medio Oriente.
Superficie: 6.220 kmq
Capitale: Gerusalemme/Tel Aviv, 668.000 ab. (2003)
Moneta: Nuovo sciclo
Lingua: Israele: Ebraico (ufficiale) e Arabo. Palestina: Arabo
Religione: Israele: Ebraismo (ufficiale). Gli arabi sono per la maggior parte musulmani, con un 10% di cristiani. Ci sono anche drusi e Bahà’i.
Palestina: Musulmana (prevalentemente sannita), 97%; cristiani di rito orientale, 3%.
Governo: Israele: Shimon Peres è presidente dal giugno del 2007 Benjamin Netanyahu, primo ministro dall’aprile 2009. Il sistema di governo è parlamentare, con 120 membri dell’Assemblea nazionale (Knesset).
Palestina: Mahmoud Abbas, presidente dal gennaio 2005. Salam Fayyad, primo ministro dal 2007. Il Consiglio Autonomo svolge le funzioni di un Parlamento.
La situazione del conflitto al 2009-2010:
Secondo le analisi dell’Heidelberg Institute for International conflict research, nel corso del 2009 erano presenti all’interno del territorio dello stato di Israele almeno cinque fronti di conflitto:
1. Al-Fatah vs. Hamas
Si tratta di un conflitto partito nel 1994, e che vede contrapposto il Movimento di Liberazione della Palestina (al-Fatah) e il Movimento Islamico di Resistenza (Hamas), all’interno dei territori palestinesi. Il 2 gennaio 2009, nella West Bank, migliaia di palestinesi hanno protestato a sostegno delle dimostrazioni nella striscia di Gaza, contro l’operazione militare dell’esercito israeliano denominata “Piombo Fuso”. Il 26 febbraio, i responsabili delle fazioni in lotta si sono incontrati al Cairo per una serie di colloqui. In seguito a tali colloqui, Hamas ha interrotto gli arresti domiciliari di alcuni membri di al-Fatah, detenuti nella striscia di Gaza, mentre al-Fatah a sua volta ha rilasciato circa 80 membri di Hamas. Inoltre, delegazioni di entrambe le fazioni e altri gruppi palestinesi hanno acconsentito di costituire dei comitati locali, con lo scopo di formare e presentare alle elezioni un governo unitario. Un primo giro di colloqui si è tenuto il 10 marzo, dopo le dimissioni di Salam Fayyad, primo ministro dell’Autorità Nazionale palestinese (tali dimissioni erano state richieste da Hamas come prerequisito per la costituzione di un governo di unità nazionale). Ciò nonostante, nel mese di aprile, Hamas e al-Fatah hanno di fatto sospeso i colloqui, in considerazione dell’incapacità di trovare un accordo sulle modalità di costituzione di un governo di unità nazionale. Il 31 maggio, nella città di Qalqilya, la polizia palestinese ha provato ad arrestare Mohammed al-Samman, il comandante del braccio armato di Hamas. Nel conflitto a fuoco originatosi sono morti tre poliziotti, due membri di Hamas e un passante. Il 6 settembre, il leader di Hamas Khaled Meshaal, esiliato a Damasco, si è recato in Egitto allo scopo di intrattenere dei colloqui di mediazione e trovare una possibile via di riconciliazione con al-Fatah. Il 28 ottobre, Hamas ha sollecitato i palestinesi a boicottare le elezioni presidenziali e parlamentari, annunciate per il gennaio 2010 dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, dichiarando la sostanziale illegalità di tali elezioni. L’11 novembre 2009, Abbas ha dichiarato che non avrebbe partecipato alle elezioni. Il giorno successivo, la commissione elettorale dell’Autorità Nazionale Palestinese ha suggerito di rinviare il confronto elettorale.
2. Hamas vs. Gruppi Salafiti
Un nuovo conflitto interno si è avviato nel 2009, e vede contrapposti Hamas, autorità di fatto nella Striscia di Gaza, e vari gruppi Salafiti, ritenuti strettamente legati ad al-Qaeda (anche se solamente il gruppo Jaysh al-Ummah ha pubblicamente ammesso tale legame). Il 22 maggio, Hamas ha accusato tali gruppi di minare la sua autorità nella Striscia di Gaza, conducendo una personale battaglia contro lo Stato di Israele. Il 15 agosto, dopo che il gruppo salafita Jund Ansar Allah ha dichiarato la costituzione di un emirato islamico autonomo, Hamas ha fatto irruzione in una moschea nella città di Rafah, allo scopo di arrestare Abd Al-Latif Moussa, capo riconosciuto del gruppo salafita. Oltre allo stesso Moussa e ad un capo militare di Hamas, sono rimaste uccise nello scontro 24 persone, tra cui 5 poliziotti. Oltre 120 le persone rimaste ferite. Il 29 agosto, come atto di ritorsione, il gruppo islamico Jund Ansar Allah ha bombardato due impianti di sicurezza a Gaza City. Il 4 settembre, le forze di sicurezza di Hamas hanno arrestato Abu Hafs al-Maqdisi, leader del gruppo Jaysh al-Ummah. A tale arresto hanno fatto seguito le dichiarazioni di un portavoce del gruppo, che ha minacciato di attaccare Hamas nella Striscia di Gaza. Il 2 ottobre, Hamas ha chiesto ai gruppi salafiti di sciogliersi, in cambio di una specifica amnistia. I salafiti hanno rifiutato tale offerta.
3. Israel vs. Hamas
Questo specifico conflitto, che per convenzione viene fatto risalire al 1988, vede contrapposti da un lato il governo israeliano e dall’altro Hamas, la Jihad islamica e altri gruppi militanti. Il 3 gennaio 2009, il governo di Israele ha richiamato decine di migliaia di riservisti e ha lanciato una massiccia offensiva di terra, supportata da mezzi corazzati ed elicotteri. Il 7 gennaio, almeno 40 persone sono rimaste uccise e 55 ferite, in seguito ad un bombardamento di artiglieria, avvenuto nei pressi di una scuola delle Nazioni Unite, nel capo di rifugiati di Jabaliya, vicino a Gaza City. L’11 gennaio, migliaia di riservisti si sono ulteriormente aggregati all’offensiva militare israeliana. Il 15 gennaio, un blitz aereo ha ucciso Said Siyam, Ministro dell’Interno di Hamas. Il 17 gennaio, dopo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che richiedeva l’immediata interruzione delle ostilità, il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale. Il giorno seguente, Hamas ha stabilito di mettere in atto solamente per una settimana il cessate il fuoco, allo scopo di consentire la ritirata dei soldati israeliani. Mentre fonti vicine alle Ong hanno stimato in 1417 le vittime palestinesi, tra cui 330 militanti. Fonti ufficiali di Israele riferiscono di un numero di vittime superiore, pari a 1166 (tra cui 709 militanti). Sul versante israeliano, sono stati 13 i morti accertati. Nella Striscia di Gaza, l’offensiva israeliana ha prodotto danni alle infrastrutture per un totale di circa 2 miliari di dollari Usa. Il 19 gennaio, mediatori egiziani hanno tenuto una serie di colloqui separati con il governo di Hamas, allo scopo di estendere per almeno un anno il cessate il fuoco unilaterale. Il 28 maggio, forze governative israeliane hanno ucciso un leader di Hamas, vicino alla città di Hebron, nella West Bank. L’8 giugno, militanti palestinesi aderenti al gruppo salafita Jund Ansar Allah, ha ucciso 4 soldati israeliani presso il confine di Gaza. Come rappresaglia per le violenze della seconda metà dell’anno, Israele ha ripetutamente bombardato le gallerie che collegano la Striscia di Gaza con l’Egitto, considerate come principali canali di rifornimento di armi per i gruppi militanti della Striscia di Gaza. Il 22 novembre, nel corso dei più pesanti raid aerei dalla ripresa del conflitto, sono state bombardate numerose gallerie e alcuni edifici, considerati impianti di produzione di armi. Il 6 settembre, in Egitto, alcuni mediatori si sono intrattenuti in lunghi colloqui con Khaled Meshaa, leader esiliato di Hamas a Damasco, cercando di mediare uno scambio di prigionieri tra Israele e Hamas, che comprendeva anche la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit. Il 5 novembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione basata sul Rapporto Goldstone, pubblicato dall’Onu il 15 settembre, in cui si sollecita l’avvio di commissioni indipendenti di inchiesta sui casi di violazione dei diritti umani denunciati nel corso del conflitto.
4. Israel vs. Hezbollah
Nel corso del 2009, è rimasto ancora attivo il conflitto tra Israele e le forze Hezbollah provenienti dal Libano. In diverse occasioni, alcuni militanti anonimi hanno esploso dei missili verso Israele. A tale riguardo, Hezbollah ha sempre negato ogni responsabilità. L’11 aprile, Hassan Nasrallah, Segretario Generale degli Hezbollah, ha ammesso il coinvolgimento di vari membri dell’organizzazione in alcune azioni di sostegno alla resistenza palestinese, partite dal territorio egiziano. Il giorno prima, in Egitto, un gruppo di 49 membri di Hezbollah era stato arrestato per aver pianificato operazioni ostili. Il 23 aprile, al Cairo, un ulteriore gruppo di presunti militanti Hezbollah è stato accusato di progettare attacchi militari, aventi come obiettivo alcune località turistiche, frequentate da cittadini israeliani (tra cui i battelli sul Nilo e alcuni vilaggi turistici nella Penisola del Sinai). Nei mesi di luglio e ottobre, sono esplosi nel sud del Libano due magazzini illegali di scorte di armi. Secondo Israele, tale presenza costituiva una grave violazione della risoluzione Onu n. 1701. Il 4 novembre, forze israeliane si sono impossessate di una imbarcazione nel Mediterraneo, che trasportava quasi 300 tonnellate di armi e prodotti militari.
5. Israel vs. Palestina
Si tratta del più antico conflitto in corso nell’area, riguardante il tema della creazione di uno stato sovrano palestinese, e vede contrapposti da un lato lo Stato di Israele e dall’altro varie organizzazioni palestinesi, tra cui l’Autorità Nazionale Palestinese (PNA), l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), al-Fatah, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), ecc. Il governo israeliano ha accettato i rappresentanti dell’Olp e di al-Fatah come unici interlocutori accreditati per la negoziazione di possibili trattati di pace, interrompendo allo stesso tempo qualsiasi tipo di contatto con i militanti di Hamas. Il 19 marzo 2009, l’artiglieria israeliana ha ucciso due militanti di al-Aqsa nella Striscia di Gaza. Il 18 maggio, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha acconsentito di partecipare a dei colloqui di pace con il presidente Barack Obama, a Washington, astenendosi tuttavia dal prendere posizione sulla nascita di uno stato palestinese. A partire dal 1967, Israele ha sostenuto l’insediamento di oltre 450mila persone nella West Bank. Nel mese di giugno, nonostante la forte pressione delle Nazioni Unite, Netanyahu si è rifiutato di fermare ulteriori attività di insediamento nella West Bank. Il 29 luglio il governo israeliano ha approvato la costruzione di 50 nuove unità abitative all’interno di un insediamento israeliano nella West Bank. Il 4 agosto, per la prima volta da oltre vent’anni, più di 2000 militanti di al-Fatah si sono incontrati nella città di Betlemme per un congresso di tre giorni. I delegati presenti hanno reiterato la volontà di pace di al-Fatah, enfatizzando allo stesso tempo il proprio diritto ad una resistenza violenta. Il primo settembre, nel corso di una manifestazione nei pressi della città di Ramallah, lo scontro con le forze di sicurezza israeliane ha determinato la morte di un militante palestinese. Il 20 settembre, in risposta ad un attacco missilistico avvenuto nel nord della Striscia di Gaza, i soldati israeliani hanno ucciso un membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP).
Fonte: conflittidimenticati.it
Cap. Roberto Cinquegrana
"Virtute Et Constantia"
giovedì 20 ottobre 2011
Crisi del Mondo Moderno
Buongiorno a tutti,
stiamo "esportando la democrazia" molto bene tanto è vero che ieri un altro Dittatore è caduto. Chi sarà il prossimo? L'Iran? il Venezuela? Cosa manca nella Geopolitica Mondiale ad un riassetto democratico?
La situazione è decisamente pericolosa, non sono dal punto di vista Geopolitico come dicevo ma anche e soprattutto dal punto di vista Finanziario. Hanno declassato l'Italia, la Spagna ed a breve anche la stessa Francia. Non è colpa quindi di Berlusconi (almeno per crisi finanziaria) dunque visto che gli altri stati versano in un modo uguale/peggiore di noi.
Il Futuro mi preoccupa, ma piu' ancora mi preoccupa l'uomo. L'altro giorno si parlava con un dirigente di Partito dell'inefficienza delle nuove correnti nate in questo ultimo periodo (compresa la sua) che non sono altro che un semplice rimpasto di uomini reciclati con altri nomi. Lo stesso PDL si darà una rinfrescata nel 2013 con un nuovo nome. Ma gli Uomini Nuovi? Dove sono? Dove sono stati formati?
Come ho sempre sostenuto, se non "moriamo e rinasciamo" la cosa la vedo difficile. l'Uomo Nuovo deve forgiarsi nell'etica e nella morale ma oggi stesso, purtroppo, non abbiamo "eroi" da seguire.
E allora che fare? Beh... incominciate a leggere Evola che già tanti decenni or sono intravedeva i caratteri della nostra Società. Buona lettura ... Uomo Tradizionale.
CRISI DELLA SOCIETÀ MODERNA
Nei popoli che vengono detti «primitivi», ma che spessissimo rappresentano solo resti degenerescenti e inselvatichiti di più antiche razze e civiltà, un fenomeno che ha sovente attirato l’attenzione degli osservatori è quello delle «società di uomini».
In tali popoli fino ad una certa età il singolo, per venir considerato come un essere soltanto naturale, viene lasciato alla famiglia e soprattutto alla cura materna, sotto segno femineo-materno, stando, in queste società, tutto ciò che ha soltanto attinenza col lato materiale, fisico dell’esistenza. Ma a un dato momento avviene un mutamento di stato. Riti speciali, detti appunto «riti di passaggio», spesso accompagnati da un preliminare periodo di isolamento e da dure prove, suscitano, secondo uno schema di «morte e rinascita», un essere nuovo, che esso solo vien considerato come davvero uomo. Infatti, prima di ciò, il membro del gruppo, qualunque fosse la sua età, si ritiene faccia corpo con le donne e i bambini, anzi con gli stessi animali. Una volta subìta la trasformazione, il singolo vien pertanto aggregato alla cosiddetta «società di uomini». Questa società, avente carattere iniziatico (sacrale) e guerriero ad un tempo, ha il potere nel gruppo. Differenziato, come la sua responsabilità e la sua funzione, è il suo diritto. Esso ha il comando. Ha struttura simile a quella di un «Ordine».
Mentre nel secolo scorso si tendeva a far derivare lo Stato dall’istituto familiare, una più moderna corrente ne ha giustamente veduto l’origine appunto nel fenomeno della «società di uomini». Lo schema ora indicato contiene effettivamente gli elementi fondamentali che definiscono ogni ordine propriamente, specificamente politico, anche in una chiarezza, che si cercherebbe invano nelle teorie sfaldate e degradate dei nostri giorni circa l’origine della sovranità. In quello schema incontriamo anzitutto l’idea di una virilità in senso eminente e spirituale, la qualità di uomo come vir (si direbbe romanamente) e non come semplice homo. Ad essa si lega, come si è visto, una «rottura di livello», o mutamento di stato; nella sua più semplice espressione, è il distacco dal piano sensibile, vegetativo, fisico. Poi vi è l’idea di una unità specifica, ben diversa da ogni altra di carattere «naturalistico» (come la famiglia, il semplice «popolo», ecc.). Infine, si ha l’idea del potere come qualcosa di connesso essenzialmente a questo piano superiore, sì che in origine vi venne riconosciuto il carattere di una forza dall’alto, di una «sacra potenza» (auctoritas e insieme imperium nell’antica idea romana).
Dunque, a buon diritto possiamo considerare in tutto ciò delle «costanti», cioè delle idee base che, in applicazioni, formulazioni e derivazioni assai diverse, appaiono ricorrentemente in ogni maggiore organizzazione politica del passato. Causa i processi di sconsacrazione, di razionalizzazione e di materializzazione sempre più accentuatisi nel corso dei tempi, quei significati originarii dovevano velarsi ed attenuarsi. Ma ciò deve restar fermo: ove, sia pure in forma trasposta e indebolita, sia pure senza più uno sfondo di carattere iniziatico o sacrale essi siano del tutto obliterati, non esiste più nemmeno un vero Stato, si è perduto ogni concetto di tutto ciò che, in senso eminente e tradizionale, è la realtà politica, nella sua specifica dignità e differenza rispetto a tutte le altre sfere dell’esistenza e, in ispecie, rispetto a tutto quanto ha carattere soltanto economico o «sociale».
Con l’epoca delle rivoluzioni si è iniziato, in Europa, un attacco in grande contro quanto poteva conservare sembiante di «società di uomini», epperò contro lo stesso principio politico, contro quello di ogni vera sovranità: fino ad una completa inversione di valori e di ideali. Infatti, nell’una o nell’altra forma imperano da tempo le ideologie societarie, le quali rappresentano semplicemente l’anti-Stato, e una specie di protesta contro il principio virile da parte di tutto ciò che, per avere attinenza alla semplice vita fisica di una società, secondo l’accennata veduta delle origini, ha carattere analogamente «femminile» e promiscuo. Mentre per la «società di uomini» sono valori l’onore, la lotta e il dominio, per la semplice «società» sono invece valori la pace, l’economia, il benessere materiale, la vita naturalistica degli istinti e dei sentimenti, la piccola sicurezza: al limite, edonismo e eudemonismo, di contro ad eroismo, rango ed aristocrazia.
In quali correnti dei nostri giorni sempre più predominino queste invertite prospettive, con l’emergenza degli strati, al di sopra dei quali si elevano le «società degli uomini», e col demonismo proprio di ogni demagogia, è più o meno noto ad ognuno. Sarebbe già molto se la conoscenza dei valori qui brevemente ricordati servisse almeno a far esattamente riconoscere, di tali correnti, il vero volto, il vero significato.
JULIUS EVOLA, in Il Secolo d’Italia, 31 maggio 1952
Cap. Roberto Cinquegrana
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