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venerdì 31 dicembre 2010

Morte "presunta" di un Occultista Napoletano ...



Nonostante mi stia preparando a festeggiare in Famiglia il nuovo anno, piacevolmente unito con gli amici, mi ritrovo a scrivere ed a riflettere sulle questioni in sospeso che sto seguendo oramai da diversi anni.

Il Libro sulla Cavalleria del Nodo è quasi finito e la trama del relativo film che gireremo a breve si sta adattando alle ultime scoperte di questo periodo. Grazie alle mie ottime aristocratiche amicizie in questi diversi anni di studio sono entrato in contatto con le maggiori organizzazioni internazionali che mi hanno permesso di allargare moltissimo le mie vedute e conoscenze. I continui viaggi soprattutto all’estero poi, mi hanno fatto realmente comprendere la situazione geopolitica di alcuni Stati ed i motivi di stallo nelle trattative di pace nei paesi mediorientali. Sono stati quasi 20 anni di continue avventure non ancora terminate e che un giorno verranno raccolte in un altro libro, la cui fine ancora deve però avvenire.

Avevo solo 23 anni quando fui sconvolto dalla notizia della scomparsa del Prof. Santanna nello Yemen, giovane professore quarantunenne di Storia delle religioni presso l’Istituto Orientale di Napoli. In quel periodo ero in pieno studio nel “Necronomicon” e dopo essere entrato nell’Ordine il mio interesse per l’occulto e per il mito si era accresciuto sempre piu’, soprattutto dopo le letture di Sithcin e sulle divinità Sumero Babilonesi. Sapevo che il Prof. Santanna era da tempo dedicato allo studio dei miti e leggende mediorientali, e la sua sparizione nello Yemen, lasciava presagire le piu’ nefaste deduzioni . Il Professore era stato incaricato di raggiungere il museo Nazionale Yemenita per analizzare e discutere il ritrovamento di una Mummia che pare appartenesse proprio a Abdul Alhazred, redattore del Necronomicon. Il Professore era un “napoletano”. Ma su questo dopo probabilmente ci ritorneremo.

In quel periodo ero affascinato soprattutto dalla leggenda della Biblioteca d’Alessandria e dai testi perduti a causa dell’incendio appiccato prima dai Cristiani e poi dagli Arabi. La cosa cominciò molto tempo prima intorno all’anno 1000/700 a.C. in Mesopotamia… l’odierno IRAQ (poi capiremo quanto era importante l’IRAQ proprio per la comunità internazionale).Presso Kut al Amara, antica città sacra di origine sumera, un gruppo di Sacerdoti ribelli si oppone alla sostituzione delle antiche Divinità con il Panteon dei nuovi dominatori. Questi sacerdoti redigono clandestinamente una copia corrotta del poema ENUMA ELISH, il Poema della Creazione Babilonese, ma una volta scoperti vengono murati vivi nella sancta sanctorum della Ziggurat rovesciata portando tutti i blasfemi testi nella Biblioteca Reale di Ninive. Nel 333 a.C. circa Alessandro magno conquista Ninive ed incorpora tutti i testi della Biblioteca scritti a caratteri cuneiformi. Fonda dunque la famosa Biblioteca d’Alessandria trasferendovi gran parte della Biblioteca di Ninive. Nel 284 a.C. circa i Tolomei ordinano la traduzione dei testi in Greco.

Successivamente a questo i hanno come dicevamo depredazioni e incendi, l’ultimo attribuibile agli Arabi nel 640 d.C. ma vengono salvati moltissimi “libri proibiti”.

Nel 730 d.C. circa, Alhazred scrive il Kitab Al Azif, che prenderà poi il nome greco NECRONOMICON solo grazie a Teodoro Fileta, erudito bizantino che lo tradusse dall’arabo…. Tale libro viene ovviamente messo al bando dall’Inquisizione successivamente e si incominciano a perdere le tracce….

Fino a quando nel 1912, dopo innumerevoli voci di pseudo ritrovamenti in giro per il mondo, non viene ritrovato un manoscritto denominato “Voynich”. Fu acquistato da un antiquario americano dai Gesuiti presso Villa Mondragone a Frascati. Nel 1967 il Prof. Lang ne realizza la decifrazione convenendo che il Manoscritto è in realtà un commentario di certi passi del Necronomicon.

Nel 1987 il centro Scavi di Torino per il Medio Oriente comincia ad effettuare degli scavi archeologici nei pressi di Kut al Amara, centro agricolo dell’IRAQ sud orientale, dove sorgeva l’antica Kutu.Tale spedizione scopre i sotterranei dello Ziggurat in cui furono sotterrati i Sacerdoti ribelli. Nella Sancta Sanctorum vengono ritrovate oltre alle undici mummie, undici tavolette che contenevano i testi dell’ENUMA ELISH.

Eh eh …. E nel 1990 il Kuwait viene invaso dal’IRAQ…. Ed i lavori di recupero delle tavolette viene sospeso. Tutti i materiali rinvenuti vengono portati nel sotterraneo del Iraqi Museum. A causa della guerra i nostri esperti non possono documentare le scoperte ed il tutto viene fatto passare come fanta archeologia.

Ma nel 1993 viene pubblicato in Italia il libro “Necronomicon, magia nera in un manoscritto della Biblioteca Vaticana” in cui l’autore esaminando un manoscritto della Biblioteca Vaticana s’imbatte in una traduzione greca di Teodoro Fileta del libro proibito. Nel 1997 il Prof. Carranza che aveva partecipato agli scavi dello Ziggurat si reca in Iraq al fine di organizzare una Mostra dell’antica Nimrod. Ebbe però nuovamente diniego di consultare le tavolette di Kutu in quanto a detta del responsabile del Museo, queste ultime non erano state ancora re inventariate e stipate chissà dove nei sotterranei del Museo. Ma dopo la Guerra le tavolette c’erano ancora????

Sempre nel 1997, e qui ritorniamo a Santanna, nelle vicinanze della zona archeologica di Marib nello Yemen viene ritrovata la tomba nella quale è sepolto il corpo mummificato di un sacerdote. Accanto al corpo mummificato viene recuperata una bisaccia all’interno della quale si recuperano una serie di pergamene scritti in lingua Sabea. Il Prof. Santanna dava con ogni probabilità l’identità della mummia al redattore del Necronomicon.

Cosa dunque è successo a Santanna dopo tale ritrovamento? Quali forze hanno contribuito al recupero di tali documenti? Era Santanna appartenente a qualche Ordine dedito al recupero di queste antiche testimonianze?

Quanti interrogativi vero? Non è un caso che nel 2003 durante la seconda Guerra del Golfo, il Museo Nazionale Iracheno era perennemente presidiato da forze speciali americane. Nonostante la loro pseudo protezioni moltissimi rari pezzi della collezione sono spariti.

Ma ora … chi li sta cercando? E cosa rappresentano i pezzi che mancano nel Museo? Quali forze sono in campo?


Cap. Roberto da Amalfi
"Virtute et Constantia"











venerdì 27 febbraio 2009

Imitazione di Cristo


Cari ragazzi,

il nostro percorso è solo all’inizio ma già ci siamo avviati verso lo studio e comprensione di materie apparentemente ostiche soprattutto per chi da tempo non ha allenato piu’ la mente con la lettura di qualche buon libro. Con il supporto delle apposite Dispense e dei libri consigliati stiamo cercando di ricostruire un quadro generale per arrivare ad una perfetta comprensione del ruolo che dovrebbe avere la Cavalleria oggi soprattutto animata da una profonda spiritualità cristiana.

Questo connubio, Cavalleria e Cristianità, ha un’importanza che voi neanche vi immaginate. E quando parlo di cristianità intendo di certo qualcosa di molto piu’ universale dell’Istituzione della Chiesa Cattolica che comunque promuovo e difendo con altrettanta convinzione. E’ bene però ricostruire il percorso proprio per evitare di cadere in discussioni mitologiche senza alcun fondamento o in luoghi comuni che non hanno mai avuto reale applicazione nel concreto.

Sapevo quando nacque l’idea di costituire un gruppo dedito si al divertimento con le attività di scherma, ma anche allo sviluppo della nostra arte marziale occidentale, che avrei avuto obiezioni, fraintendimenti sul modus operandi e persino strumentalizzazioni. Mi sono spesso avvilito nella prosecuzione delle attività, ma altrettanto velocemente ho ripreso i lavori nel rispetto di quelli che ci credono con tutto il cuore. So quindi che alla meta si arriverà in pochi. Molto pochi.

La Nostra Scuola nasce in virtù di una costruzione di un percorso legato “all’Arte Marziale della Spada Occidentale”. Una definizione che non esiste da un punto di vista formale ma che con una visione piu’ attenta la si può inquadrare nel nostro Cuore e nella nostra Mente, oltre che nel nostro braccio. La componente spirituale è d’obbligo: ogni uomo/donna sente la necessità di parlare con qualcuno piu’ in alto di lui. Una comunicazione uomo – Dio senza intermediari. Chi piu’ di Noi ci conosce e ci può giudicare? Con lo sguardo rivolto a Dio, noi ogni sera ci raccogliamo per comprendere se stiamo seguendo una giusta via, se il fato ci è a favore e se abbiamo la forza il giorno dopo ad affrontare i tanti problemi della nostra vita. Ed io come ogni sera, o quasi, piango immergendomi nei miei ricordi e nei miei pensieri.

E’ sulla base di questo percorso che Dio Onnipotente è in grado di illuminarci sia come Uomini che come Cavalieri. Sentire la chiamata è cosa ardua, ma non impossibile. Dopo i Vangeli, che spero stiate leggendo con un’ottica diversa da quella fatta durante la nostra adolescenza, c’è sicuramente un grande libro, che alcuni di Voi hanno acquistato dopo consiglio di alcuni nostri sapienti amici Cistercensi: L’imitazione di Cristo.
Questo piccolo libro ha costituito per secoli un preciso punti di riferimento per la spiritualità cristiana, tanto che si può considerare "il libro più letto dopo il Vangelo, meditato nei monasteri, letto nella vita religiosa e sacerdotale, tenuto come manuale di formazione cristiana robusta per tante generazioni di laici, di cristiani nel mondo". L'Imitazione di Cristo, il cui autore resta sconosciuto, benché possa essere collocato in ambiente monastico attorno ai secoli XIII-XIV, costituisce un semplice e concreto tracciato di vita ascetica. La tensione spirituale che lo anima, ne fa un testo fondamentale nel tracciare una via alla ricerca di Dio, all'abbandono dell'"uomo vecchio" per costruire l'"uomo nuovo", per radicare interiormente una profonda spiritualità personale.


Qualche assaggio…:

1. "Chi segue me non cammina nelle tenebre" (Gv 8,12), dice il Signore. Sono parole di Cristo, le quali ci esortano ad imitare la sua vita e la sua condotta, se vogliamo essere veramente illuminati e liberati da ogni cecità interiore. Dunque, la nostra massima preoccupazione sia quella di meditare sulla vita di Gesù Cristo. Già l'insegnamento di Cristo è eccellente, e supera quello di tutti i santi; e chi fosse forte nello spirito vi troverebbe una manna nascosta. Ma accade che molta gente trae un ben scarso desiderio del Vangelo dall'averlo anche più volte ascoltato, perché è priva del senso di Cristo. Invece, chi vuole comprendere pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che tutta la sua vita si modelli su Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l'uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio. Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire. Senza l'amore per Dio e senza la sua grazia, a che ti gioverebbe una conoscenza esteriore di tutta la Bibbia e delle dottrine di tutti i filosofi? "Vanità delle vanità, tutto è vanità" (Qo 1,2), fuorché amare Dio e servire lui solo. Questa è la massima sapienza: tendere ai regni celesti, disprezzando questo mondo.


2. Vanità è dunque ricercare le ricchezze, destinate a finire, e porre in esse le nostre speranze. Vanità è pure ambire agli onori e montare in alta condizione. Vanità è seguire desideri carnali e aspirare a cose, per le quali si debba poi essere gravemente puniti. Vanità è aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene. Vanità è occuparsi soltanto della vita presente e non guardare fin d'ora al futuro. Vanità è amare ciò che passa con tutta rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia. Ricordati spesso di quel proverbio: "Non si sazia l'occhio di guardare, né mai l'orecchio è sazio di udire" (Qo 1,8). Fa', dunque, che il tuo cuore sia distolto dall'amore delle cose visibili di quaggiù e che tu sia portato verso le cose di lassù, che non vediamo. Giacché chi va dietro ai propri sensi macchia la propria coscienza e perde la grazia di Dio.
Leggete attentamente questi primi due paragrafi e consigliandovi di comprare questo libricino e che possa esservi utile la sera prima di addormentarvi, vi lascio a riflettere sul senso del nostro progetto.


Un vecchio motto, di un Vecchio mio maestro diceva: “Signore Cristo Re, per un progetto divino, per una società Divina.”


Non per Noi… ma solo per la Tua Gloria.


RC

mercoledì 3 dicembre 2008

Ermete... tra mito e leggenda


I testi del Corpus Hermeticum e dell'ermetismo hanno una storia complessa. Le teorie ermetiche risalgono all'epoca dei Tolomei (II secolo a.C.), fiorite probabilmente in ambiente Alessandrino. La loro sistemazione scritta tuttavia va dal I secolo al III secolo d.C. L'ermetismo venne discusso da filosofi pagani e cristiani, influenzando sia le filosofie tardo-antiche e sia il nascente cristianesimo.Il cristianesimo cercò di combattere le dottrine ermetiche dichiarandole eretiche.
Infine nel VI secolo sembra che la letteratura ermetica si sia perduta nel nulla. Poi nel XI secolo Michele Psello, erudito bizantino, fa risorgere la tradizione ermetica e il Corpus Hermeticum. Con Psello, si può ritenere conclusa la formazione del corpus che giungerà in Occidente nel 1460.I dialoghi ermetici vengono presentati come delle rivelazioni di Ermete Trismegisto ( Ermete tre volte grande) agli uomini, riguardo la natura divina, l'antropogonia, la cosmogonia, l'escatologia, la filosofia religiosa ed altro.I personaggio dei testi ermetici, oltre a Ermete stesso, sono Iside, Aslepio, Ammone, Horus, il figlio di Iside e Agathos Daimon (che corrisponde a Kneph). Inoltre soltanto nei dialoghi ermetici appaiono personaggi come Poimandres, Tat e il sacerdote Bitys. Questi dialoghi sono naturalmente ambientati in Egitto. La figura di Ermete Trismegisto è estremamente interessante: Ermete fu identificato dai greci con il dio egiziano Thot (dio egizio Lunare della scrittura).
Questa identificazione risale almeno ad Erodoto ed è presente in Platone nel "Fedro" (con il mito di Theut) e nel "Cratilo". Sappiamo quindi che Ermete e Thot erano associati all'invenzione della scrittura, alla medicina, al regno dei morti, alla capacità inventiva, alla frode e all'inganno.Inoltre sia Thot che Ermete avevano un ruolo demiurgico. I greci vedevano l'Egitto come la terra della conoscenza perduta di un tempo estremamente remoto, quindi il fatto di possedere in lingua greca scritti composti dallo stesso dio Thot (Ermete), dava prestigio ai testi e conferiva loro importanza.Chiaramente testi scritti dallo stesso dio della conoscenza erano qualcosa di incredibilmente importante e sacro. Una tradizione mitologica dice che l'Ermete dei testi del corpus era nipote del vero Ermete Trismegisto e aveva tradotto dagli originali egiziani gli scritti di suo nonno. Quindi se pensiamo che tutto ciò sia storico il "vero Ermete" sarebbe vissuto poco prima dell'arrivo dei Greci di Alessandro Magno in Egitto. Ma credo proprio che dietro alla figura di Ermete e delle arcane conoscenze dell'Egitto ellenistico, ci sia qualcosa di più importante. Probabilmente esisteva una sorta di setta che custodiva i segreti di Thot, ma allora qual'era la fonte principale delle conoscenze ermetiche? Lo stesso dio? E quando erano nate queste conoscenze?Ipotizzando che il dio Thot fosse un uomo di eccezionali capacità che alla sua morte fosse stato divinizzato, lo potremmo collocare ai tempi del regno di Osiride.
Osiride era a capo di un gruppo di superstiti di Atlantide e delle sue colonie diretti in Egitto circa nel 10000 a.C. Thot-Ermete, secondo Diodoro Siculo, era un grandissimo scienziato che aiutò Osiride nell'opera civilizzatrice in Egitto. Ecco cosa dice Diodoro nella sua Biblioteca Storica ( libro I, 15-16): "Tra tutti - aggiungono - Osiride teneva nel più alto grado di considerazione Ermes, perché fornito di naturale sagacia nell'introdurre innovazioni capaci di migliorare la vita associata.Secondo la tradizione, infatti sono opera di Ermes l'articolazione del linguaggio comune, la denominazione di molti oggetti fino ad allora privi di nome, la scoperta dell'alfabeto e l'organizzazione dei rituali pertinenti agli onori e ai sacrifici divini. Egli fu il primo ad osservare l'ordinata disposizione degli astri e l'armonia dei suoni musicali secondo la loro natura; fu l'inventore della palestra e rivolse le sue cure allo sviluppo ritmico del corpo umano. Inventò anche la lira con tre corde fatte di nervi, imitando le stagioni dell'anno: adottò infatti tre toni, acuto, grave, medio, in sintonia rispettivamente con estate, inverno, primavera.Anche i Greci furono da lui educati nell'arte dell'esposizione e dell'interpretazione, vale a dire l'arte dell'ermeneutica, e per questa ragione gli hanno dato appunto il nome di Ermes. In generale Osiride ebbe in lui il suo scriba e sacerdote: a lui comunicava ogni questione e ricorreva al suo consiglio nella stragrande maggioranza dei casi. Invece di Atena, come credono i Greci, sarebbe stato Ermes a scoprire la pianta dell'ulivo."
Come si può capire Ermes era il "factotum" di Osiride.Ermes svolse ogni genere di mansione e tentò di portare un po' di ordine nel disordine generale causato dalla fine della civiltà. Probabilmente Thot aveva lasciato dei testi dove cercava di preservare il suo sapere, che sono stati tramandati di generazione in generazione, forse, fino all'epoca ellenistica, certamente estremamente diversi dagli originali.
R + C

mercoledì 30 aprile 2008

Abelardo ... e la Conoscenza... e l'Amore !


Salve a tutti,

ne è passato di tempo dall’ultimo Post. Sono stato davvero impegnato sia a livello lavorativo che con l’implementazione della mia nuova Scuola di Scherma Medievale a Napoli. Ho dovuto seguire per bene la questione e l’organizzazione ed ora devo dire che abbiamo 14 iscritti molto affiatati e volenterosi di poter crescere ed apprendere l’arte della Spada Occidentale.

Ma ritorniamo ad esternare su codesto blog gli approfondimenti, che poi riprenderemo la programma didattico e formativo di Aquila Bianca. Vorrei ritornare su Abelardo sul quale ieri sera ho avuto il piacere di affondare il mio pensiero grazie a mia figlia di soli 7 anni. Tempo fa per farla addormentare, le lessi alcune Epistole di Abelardo ed Eloisa e ieri sera, ricordandosi della storia di Abelardo, ha voluto il libro per poterlo leggere da sola… Come padre ho avuto grande entusiasmo… e mi è ritornato in mente il romanticismo del XII secolo di Abelardo e la Sua passione per la ricerca della Conoscenza…

Ritorniamo quindi a capire la figura di questo grande uomo. So che a molti di voi che mi hanno scritto, che Abelardo, nonostante reputato eretico dalla Chiesa, ha sicuramente donato piacere nella lettura e dat il suo contributo alla ricerca e alla conoscenza, quale noi Cavalieri dell’Aquila Bianca siamo votati.

Ebbene.


Nella vita di Abelardo "ritroviamo la vita dello studente che viaggiava di città in città, per completare i suoi studi accorrendo a volte da lontano ai piedi di un maestro illustre; e insieme la condizione del maestro, dominata dalla doppia necessità di ottenere normalmente da un vescovo la licenza per insegnare e di raccogliere intorno a sé un numero sufficiente di allievi". Filipphe Wolff


Seguiamo Abelardo, da giovane a Parigi: subito si distingue per le continue argomentazioni rivolte contro le idee del suo maestro, Guglielmo di Champeaux. Deciso a insegnare Abelardo tenta di ottenere una licenza che Guglielmo briga per non fargli avere, ma riesce comunque ad avere l’insegnamento nella città reale di Melun (1102 ca.) poi a Corbeil. Dopo un periodo di riposo Abelardo torna in contatto con Guglielmo e lo costringe ad una pubblica ritrattazione sul problema degli universali dando un fiero colpo alla reputazione del suo vecchio insegnante.
Più tardi, tornato a Le Pallet, Abelardo assiste all’entrata in convento della madre, poi decide di studiare teologia con Anselmo di Laon.


Anche qui la sua contestazione nei riguardi del maestro è feroce, tanto che gli allievi fedeli al vecchio maestro costringono il giovane turbolento a tornare a Parigi. Abelardo è ormai un maestro brillante e accorrono da lui da tutta Europa. Nel 1118 l’avvenimento sconvolgente: l’amore per la diciassettenne Eloisa figlia di un canonico di Notre Dame, fanciulla bellissima e di grande cultura che Abelardo accetta di seguire nel suo perfezionamento. L’amore scoppia ben presto. Il padre della ragazza, sia pure con ritardo se ne accorge e scaccia Abelardo. Gli incontri continuano in segreto e Eloisa rimane incinta: al bambino sarà posto il nome di Astrolabio.
Abelardo si offre di sposare la ragazza ma chiede di mantenere il segreto, su questo punto Eloisa non è d'accordo. Ben presto nonostante tutte le precauzioni la cosa viene risaputa e Abelardo manda Eloisa nel convento di Argenteuil.


La reazione dei parenti è violenta e Abelardo viene evirato. Eloisa prende i voti e Abelardo entra nell’abbazia di S. Dionigi. Riprende l’insegnamento e scrive il trattato De unitatae et trinitatae divina, poi condannato per eresia nel Concilio di Soissons del 1121. Ne deriva un intenso peregrinare fino al ritorno a Parigi e alla fondazione di una propria scuola.
Nel 1141, su proposta di San Bernardo le dottrine teologiche di Abelardo vennero condannate anche dal Concilio di Sens.


Ritiratosi a Cluny muore nell’abbazia di San Marcello nel 1142.

(Continua)


INTELLIGO UT CREDAM

domenica 6 aprile 2008


Una leggenda medioevale voleva che san Domenico avesse scoperto il meraviglioso segreto della pietra filosofale e lo avesse affidato ad Alberto Magno, il quale lo trasmise a Tommaso d'Aquino. Discutibile dal punto di vista rigorosamente storico, la tradizione individua comunque un legame culturale tra San Tommaso e l'alchimia realmente esistente. Questo libro propone due suoi brevi trattati in cui sono dettagliatamente descritte le fasi della realizzazione della pietra filosofale.
Quindi io pongo tale paradigma: CONOSCENZA - INQUISIZIONE - DOMENICANI - ALBERTO MAGNO - SAN TOMMASO D'AQUINO - ALCHIMIA - PIETRA FILOSOFALE.
Forse per alcuni di voi non vorrà dire nulla, ma è bene riflettere su come un uomo di Chiesa come San Tommaso invece, approfondisse un tema cosi distante dalla concezione Cattolica Medievale.
Su come la Scolastica (e San Tommaso stesso lo affermava) arrivava a definire la donna come un "errore" necessario solo alla Riproduzione.
« [...] La donna è un errore della natura, [...] con la sua eccessiva secrezione di liquidi e la sua bassa temperatura essa è fisicamente e spiritualmente inferiore, [...] è una specie di uomo mutilato, fallito e mal riuscito, [...] la piena realizzazione della specie umana è costituita solo dall'uomo. [...] »
Questo mirabile libro sull'Alchimia, scienze tra le scienze invece incorpora l'essenza della razionalità, della conoscenza. Come è possibile il paradosso della Chiesa? Come è possibile che Giordano Bruno o TOmmaso Campanella fossero stati reputati ERETICI anni avanti, mentre in seno alla Chiesa esisteva un sapiente Alchimista quale era San Tommaso.
Ma mi affascina la sua Visione delle Vie per dimostrare l'esistenza di DIO.
Per rendere valide le argomentazioni, Tommaso ricorre (in ordine) alle categorie aristoteliche di "potenza" e di "atto", alla nozione di "essere necessario" e di "essere contingente" (desunta da Avicenna), ai gradi di perfezione (di stampo platonico) e alla presenza di finalità negli esseri privi di conoscenza.

Prima via: "Ex motu":
« [...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova sé stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio. »

Seconda via: "Ex causa":
« [...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la causa è tolto anche l'effetto: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio. »

Terza via: "Ex contingentia":
« [...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio. »

Quarta via: "Ex gradu perfectionis":
« [...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio. »

Quinta via: "Ex fine":
« [...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio. »
San Tommaso, concludo, si interessò in diverse occasioni di di Arte Alchemica, che riteneva non solo possibile ma anche lecita...
Vi invito a riflettere e consigliandovi di leggere i libro su menzionato rimando la discussione da vicino come di consueto...

domenica 30 marzo 2008

TIMEO


Il Timeo, scritto intorno al 360 a.C. da Platone, è il dialogo platonico che maggiormente ha influito sulla filosofia e sulla scienza posteriori. In esso vengono approfonditi essenzialmente tre problemi: quello cosmologico dell'origine dell'universo, quello fisico della sua struttura materiale, ed infine quello, anche escatologico, della natura umana. Ai tre argomenti corrispondono altrettante parti in cui è possibile suddividere l'opera, alle quali va aggiunto il prologo.


Platone presenta questo dialogo come tenuto il giorno dopo di quello de La Repubblica. Alla conversazione partecipano Socrate, il pitagorico Timeo di Locri, Ermocrate e Crizia; Socrate esprime il desiderio che la città ideale che si era teorizzata il giorno precedente venga ora presentata in azione, come vivente. Allora Crizia inizia il suo racconto, appreso da suo nonno, dell'antica Atene di 9000 anni prima, che nella sua magnificenza era riuscita ad opporsi all'espansionismo di Atlantide. In seguito si stabilisce su cosa verterà il dialogo di quel giorno, delineando i temi fondamentali di questo scritto.

Operazioni del Demiurgo


Termina qui la parte propriamente dialogica dell'opera, per dare inizio ad una lunga e complessa trattazione ad opera del solo Timeo. Nella prima parte Platone si sofferma sulle verità eterne della realtà increata, e su come questa abbia dato origine al cosmo del divenire. Data l'esigenza di sciogliere il dualismo fra mondo delle Idee e mondo delle cose, viene introdotto un terzo termine mediatore, il Demiurgo, ovvero il "divino artefice", una figura che successivamente è stata paragonata a quella del Dio cristiano. Compito del Demiurgo è quello di "plasmare", ordinare la materia preesistente, puro caos e necessità (αναγκη), ad immagine e somiglianza delle Idee. Per fare questo l'Artefice utilizza il numero, mediatore tra la realtà mutevole e quella eterna, ed in questo modo dà vita al cosmo attraverso un'anima del mondo. Quindi crea il tempo, immagine mobile dell'eternità, e gli astri, che sono dèi visibili. A queste divinità create attribuisce il compito di forgiare quello che resta del mondo, ovvero i corpi delle creature mortali; in questo modo il cosmo è compiuto in maniera completa e bella, la migliore possibile per un mondo in divenire. Viene fornita quindi una breve descrizione dei sensi umani e della loro finalità, a cui segue la seconda parte del dialogo.

Il Principi Materiale

In questa sezione Timeo descrive la natura del principio materiale del cosmo, amorfo e caotico, soggetto alla necessità. Quindi si occupa dello studio dei fenomeni fisici: tuttavia, avvisa, proprio perché si tratta di una realtà soggetta al divenire, le conclusioni a cui si giungerà non saranno certe ma solo probabili. Platone descrive il cosmo come composto di quattro elementi, fuoco, terra, aria e acqua.

Gli elementi

Quattro elementi non sono tali nel senso originario della parola, ossia non sono il fondamento della realtà materiale, ma sono a loro volta composti di qualcosa di più basilare: i triangoli. Come sempre nel Platone della vecchiaia la matematica assume importanza fondamentale, e i triangoli vanno a costituire dei solidi così piccoli da risultare invisibili, ma che in grandi quantità appaiono come, appunto, i quattro elementi: la terra corrisponde al cubo, l'aria all'ottaedro, l'acqua all'icosaedro e il fuoco al tetraedro. Inoltre viene teorizzato un quinto solido, il dodecaedro, che funge da elemento decorativo del cosmo e la cui funzione non è ben precisata; in epoche successive (già lo scolaro Aristotele) questo elemento sarà identificato con l'etere o quintessenza.
Questa parte di dialogo si conclude con altre considerazioni fisiche riguardanti le varie forme che gli elementi assumono, e le interazioni tra essi ed i sensi umani.

La Natura Umana

Nella parte conclusiva del dialogo vengono descritte le caratteristiche fisiche dell'uomo, analizzando funzione e costituzione dei vari organi e trattando delle parti mortali dell'anima, quella irascibile e quella appetitiva. Vengono inoltre trattati l'invecchiamento e la morte, e le malattie che colpiscono corpo e anima. In conclusione si descrivono le sorti dell'anima dopo la morte che, se poco curata, va a reincarnarsi in corpo di donna o di animale, in base alla gravità della sua condizione. Così si conclude il discorso di Timeo sul cosmo, avendo trattato di ogni suo aspetto dal macrocosmo sino al microcosmo umano.


Il Timeo ha rappresentato per molti secoli lo schema di fondo che filosofi e teologi hanno usato per spiegare la realtà. Ha avuto fondamentale influenza sul neoplatonismo e, attraverso di esso, sulla filosofia patristica. Inoltre molti temi del Timeo verranno ripresi in età rinascimentale, quali la corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, l'idea di anima del mondo e, in ambito anche alchemico, di quintessenza. Infine, c'è un parallelismo tra il concetto platonico di un cosmo ordinato al meglio e l'idea leibniziana del migliore dei mondi possibili.
Questo dialogo ha influenzato in maniera indiretta anche il geocentrismo, grazie all'idea che tutto è riconducibile ai triangoli.


Il Timeo, assieme al Crizia, è il dialogo che ha dato origine al mito di Atlantide, a cui è stato dedicato un elevatissimo numero di libri: circa venticinquemila opere. La breve narrazione di Platone ha dunque fatto scorrere più inchiostro del suo intero corpus filosofico.


Fonte : Wikipedia


Roberto C.

sabato 3 novembre 2007

Del Dovere di amare Dio - scritto nell'Anno del Signore 1126


Cari amici,


La sera prima di addormentarmi leggo sempre. Ultimamente, per devozione a San Bernardo (sempre Dio lo abbia in gloria) mi fermo a riflettere sulla Sua mistica. Sarà il periodo di riflessione, ma codesta mistica, se letta con l'atmosfera giusta, mi allieta il cuore e lo spirito. Se vi fa piacere, senza turbare il vostro credo religioso o spirituale, mi farebbe piacere soffermare sui Gradi dell'Amore, cosi come San Bernardo li concepiva e cosi come a mio avviso un Cavaliere dovrebbe concepirli.


"Se volete dunque sapere da me perchè e come si deve amare Dio, vi risponderò: il motivo di amare Dio è Dio stesso; la misura è amarlo senza misura"
Dunque appena possibile, riporterò la questione che stiamo discutendo in commissione. Se volete intervenire, questo topic lo lascio aperto per un po'.
saluti
Roberto



giovedì 8 marzo 2007

VERSI AUREI (I Pitagorici)


I "versi aurei" costituiscono l'essenza dell'insegnamento Pitagorico; essi non sono direttamente riferibili al filosofo, ma costituiscono una "summa" dei dogmi della "scuola italica", messa per iscritto dai Pitagorici che seguirono la via del maestro dopo la morte di quest'ultimo, per istruire coloro che sarebbero venuti dopo di loro.
Questi principi erano l'unico strumento che consentiva agli adepti di seguire la via divina e di elevare lo spirito, essenza suprema di ciascun individuo, fino al raggiungimento dell' "estinzione delle sofferenze terrene" per mezzo dell'unione tra lo spirito "individuale" dell'iniziato e Dio, concepito come unica fonte creatrice del tutto.
"Venera innanzitutto gli Dei immortali e serba il giuramento;
onora poi i radiosi eroi divinificati e ai demoni sotterranei offri secondo il rito;
onora anche i genitori e a te chi per sangue sia più vicino;
degli altri, fatti amico chi per virtù è il migliore, imitandolo nel parlare con calma e nelle azioni utili. Non adirarti con un amico per una sua colpa lieve, sinchè tu lo possa;
approfondisci lo studio di queste cose e queste altre domina: il ventre anzitutto e così pure sonno, sesso e collera;
non far cosa che sia turpe in faccia ad altri o a te stesso, ma, soprattutto, rispetta te stesso;
poi, esercita la giustizia con le opere e la parola;
in ogni cosa, di agir senza riflettere perdi l'abitudine;
considera che per tutti è destino morire;
delle ricchezze e degli onori accetta ora il venire, ora il dipartirsi;
di quei mali, che per demoniaco destino toccano ai mortali, con animo calmo, senz'ira sopporta la tua parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato: e ricordati che non estremi sono quelli riservati dalla Moira al saggio;
il parlare degli uomini può essere buono o cattivo; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga.
E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo opponiti."

R.C. + P.D.

Dominus Iesus Rex Obstitum Numen