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sabato 19 gennaio 2008

35 Congregazione Generale della Compagnia di Gesù

Al Reverendo Padre PETER-HANS KOLVENBACH, S.I. Preposito Generale della Compagnia di Gesù
In occasione della 35 Congregazione Generale della Compagnia di Gesù, è mio vivo desiderio di far pervenire a Lei e a quanti prendono parte all'Assemblea il più cordiale saluto, unito all'assicurazione del mio affetto e della mia costante vicinanza spirituale. So quanto sia importante per la vita della Compagnia l'evento che si sta celebrando, so pure che, di conseguenza, esso è stato preparato con grande cura. Si tratta di un'occasione provvidenziale per imprimere alla Compagnia di Gesù quel rinnovato impulso ascetico ed apostolico che è da tutti auspicato, perché i Gesuiti possano compiere appieno la loro missione ed affrontare le sfide del mondo moderno con quella fedeltà a Cristo e alla Chiesa che contraddistinse l'azione profetica di Sant'Ignazio di Loyola e dei suoi primi compagni. Ai fedeli di Tessalonica l'Apostolo scrive di aver loro annunciato il vangelo di Dio, "incoraggiandovi e scongiurandovi - egli precisa - a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria" (1 Ts 2, 12), ed aggiunge: "Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l'avete accolta non quale parola di uomini, ma com'è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete" (1 Ts 2, 13).
La parola di Dio viene dunque prima "ricevuta", cioè ascoltata, poi, penetrando fino al cuore, viene "accolta" e chi la riceve riconosce che Dio parla per mezzo del suo inviato: in tal modo la parola agisce nei credenti. Come allora, anche oggi l'evangelizzazione esige totale e fedele adesione alla parola di Dio: adesione innanzitutto a Cristo ed ascolto attento del suo Spirito che guida la Chiesa, docile obbedienza ai Pastori che Iddio ha posto a guida del suo popolo e prudente e franco dialogo con le istanze sociali, culturali e religiose del nostro tempo. Tutto ciò presuppone, com'è noto, un'intima comunione con Colui che ci chiama ad essere suoi amici e discepoli, un'unità di vita e di azione che si alimenta di ascolto della sua parola, di contemplazione e di preghiera, di distacco dalla mentalità del mondo e di incessante conversione al suo amore perché sia Lui, il Cristo, a vivere ed operare in ciascuno di noi. Sta qui il segreto dell'autentico successo dell'impegno apostolico e missionario di ogni cristiano, e ancor più di quanti sono chiamati a un più diretto servizio del Vangelo.
Tale consapevolezza è certamente ben presente a quanti prendono parte alla Congregazione Generale, e mi preme rendere omaggio per il grande lavoro già compiuto dalla commissione preparatoria che nel corso del 2007 ha esaminato i postulati giunti dalle Province ed ha indicato i temi da affrontare. Vorrei rivolgere il mio grato pensiero in primo luogo a Lei, caro e venerato Padre Preposito Generale, che dal 1983 guida in modo illuminato, saggio e prudente la Compagnia di Gesù, cercando in ogni modo di mantenerla nell'alveo del carisma originario. Ella, per oggettive ragioni, ha più volte chiesto di essere sollevato da così gravoso incarico assunto con grande senso di responsabilità in un momento non facile della storia dell'Ordine. Le esprimo il più vivo ringraziamento per il servizio reso alla Compagnia di Gesù e, più in generale, alla Chiesa. Il mio grato sentimento si estende ai suoi più diretti collaboratori, ai partecipanti alla Congregazione Generale e a tutti i Gesuiti sparsi in ogni parte del Pianeta.
A tutti e a ciascuno giunga il saluto del Successore di Pietro, che segue con affetto e stima il molteplice ed apprezzato lavoro apostolico dei Gesuiti, e incoraggia tutti a continuare nel cammino aperto dal santo Fondatore e percorso da schiere innumerevoli di fratelli dediti alla causa di Cristo, molti dei quali iscritti dalla Chiesa nell'albo dei beati e dei santi. Siano essi dal cielo a proteggere e a sostenere la Compagnia di Gesù nella missione che svolge in questa nostra epoca segnata da numerose e complesse sfide sociali, culturali e religiose. E proprio a questo proposito, come non riconoscere il valido contributo che la Compagnia offre all'azione della Chiesa in vari campi e in molti modi? Contributo veramente grande e benemerito, che solo il Signore potrà debitamente ricompensare! Come i miei venerati Predecessori, i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II, anch'io colgo volentieri l'opportunità della Congregazione Generale per porre in luce tale apporto e, al tempo stesso, per offrire alla vostra riflessione alcune considerazioni che vi siano di incoraggiamento e stimolo ad attuare sempre meglio l'ideale della Compagnia, in piena fedeltà al Magistero della Chiesa, così come viene descritto nella seguente formula a voi ben familiare: "Militare per Iddio sotto il vessillo della Croce e servire soltanto il Signore e la Chiesa sua sposa, a disposizione del Romano Pontefice, Vicario di Cristo in terra" (Litt. ap. Exposcit debitum, 21 luglio 1550).
Si tratta di una "peculiare" fedeltà sancita anche, per non pochi tra voi, da un voto di immediata obbedienza al Successore di Pietro "perinde ac cadaver". Di questa vostra fedeltà, che costituisce il segno distintivo dell'Ordine, la Chiesa ha ancor più bisogno oggi, in un'epoca in cui si avverte l'urgenza di trasmettere, in maniera integrale, ai nostri contemporanei distratti da tante voci discordanti l'unico e immutato messaggio di salvezza che è il Vangelo, "non quale parola di uomini, ma com'è veramente, quale parola di Dio", che opera in coloro che credono. Perché ciò avvenga è indispensabile, come già ricordava l'amato Giovanni Paolo II ai partecipanti alla 34 Congregazione Generale, che la vita dei membri della Compagnia di Gesù, come pure la loro ricerca dottrinale, siano sempre animate da un vero spirito di fede e di comunione in "docile sintonia con le indicazioni del Magistero" (Insegnamenti, vol. I, pp. 25-32). Auspico vivamente che la presente Congregazione riaffermi con chiarezza l'autentico carisma del Fondatore per incoraggiare tutti i Gesuiti a promuovere la vera e sana dottrina cattolica. Da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ho avuto modo di apprezzare la valida collaborazione di Consultori ed esperti Gesuiti, i quali, in piena fedeltà al loro carisma, hanno contribuito in maniera considerevole alla fedele promozione e recezione del Magistero.
Certo non è questo un impegno semplice, specialmente quando si è chiamati ad annunciare il Vangelo in contesti sociali e culturali molto diversi e ci si deve confrontare con mentalità differenti. Apprezzo pertanto sinceramente tale fatica posta al servizio di Cristo, fatica che è fruttuosa per il vero bene delle anime nella misura in cui ci si lascia guidare dallo Spirito Santo, e si rimane docili agli insegnamenti del Magistero, riferendosi a quei principi chiave della vocazione ecclesiale del teologo delineati nell'Istruzione Donum veritatis. L'opera evangelizzatrice della Chiesa conta pertanto molto sulla responsabilità formativa che la Compagnia ha nel campo della teologia, della spiritualità e della missione. E, proprio per offrire all'intera Compagnia di Gesù un chiaro orientamento che sia sostegno per una generosa e fedele dedizione apostolica, potrebbe risultare quanto mai utile che la Congregazione Generale riaffermi, nello spirito di sant'Ignazio, la propria totale adesione alla dottrina cattolica, in particolare su punti nevralgici oggi fortemente attaccati dalla cultura secolare, come, ad esempio, il rapporto fra Cristo e le religioni, taluni aspetti della teologia della liberazione e vari punti della morale sessuale, soprattutto per quel che riguarda l'indissolubilità del matrimonio e la pastorale delle persone omosessuali. Reverendo e caro Padre, sono persuaso che la Compagnia avverta l'importanza storica di questa Congregazione Generale e, guidata dallo Spirito Santo, voglia ancora una volta, come diceva l'amato Giovanni Paolo II nel gennaio del 1995, riaffermare "senza equivoci e senza esitazioni, la sua specifica via a Dio, quale sant'Ignazio ha tracciato nella Formula Instituti: la fedeltà amorosa al vostro carisma sarà sicura fonte di rinnovata fecondità" (Insegnamenti, vol. XVIII/1, 1995, p. 26). Quanto mai attuali risultano inoltre le parole che il venerato mio Predecessore Paolo VI ebbe a rivolgervi in un'altra analoga circostanza: "Tutti dobbiamo vegliare affinché l'adattamento necessario non si compia a detrimento dell'identità fondamentale, dell'essenzialità della figura del gesuita, quale è descritta nella Formula Instituti, quale la storia e la spiritualità propria dell'Ordine la propongono, e quale l'interpretazione autentica dei bisogni stessi dei tempi sembra oggi reclamare.
Quell'immagine non deve essere alterata, non deve essere sfigurata" (Insegnamenti, vol. XII, 1974, pp. 1181-1182). La continuità degli insegnamenti dei Successori di Pietro sta a dimostrare la grande attenzione e cura che essi mostrano nei confronti dei Gesuiti, la loro stima per voi e il desiderio di poter contare sempre sull'apporto prezioso della Compagnia per la vita della Chiesa e per l'evangelizzazione del mondo. All'intercessione del santo Fondatore e dei santi dell'Ordine, alla materna protezione di Maria affido la Congregazione Generale e l'intera Compagnia di Gesù, perché ogni figlio spirituale di sant'Ignazio possa avere dinanzi agli occhi "prima di ogni altra cosa Dio e poi la forma di questo suo Istituto" (Formula Instituti, 1).
Con tali sentimenti, assicuro un costante ricordo nella preghiera ed imparto di cuore a Lei, Reverendo Padre, ai Padri della Congregazione Generale e all'intera Compagnia di Gesù una speciale Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 10 Gennaio 2008.

mercoledì 16 gennaio 2008

Quando Ratzinger difese Galileo alla Sapienza




Giorgio Israel Professore ordinario di Matematiche complementari Università di Roma La Sapienza
È sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire - "mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso" - si oppongano a che il Papa tenga un discorso all'università di Roma La Sapienza. È tanto più sorprendente in quanto le università italiane sono ormai un luogo aperto ad ogni tipo di intervento ed è inspiegabile che al Papa soltanto sia riservato un divieto d'ingresso. Che cosa di tanto grave ha spinto a mettere da parte la tolleranza volterriana? Lo ha spiegato Marcello Cini nella lettera dello scorso novembre in cui ha condannato l'invito fatto dal rettore Renato Guarini a Benedetto XVI. Quel che gli appare "pericoloso" è che il Papa tenti di aprire un discorso tra fede e ragione, di ristabilire una relazione fra le tradizioni giudaico-cristiana ed ellenistica, di non volere che scienza e fede siano separate da un'impenetrabile parete stagna.


Per Cini questo programma è intollerabile perché sarebbe in realtà dettato dall'intento perverso, che Benedetto XVI coltiverebbe fin da quando era "capo del Sant'Uffizio", di "mettere in riga la scienza" e ricondurla entro "la pseudo-razionalità dei dogmi della religione". Inoltre, secondo Cini, egli avrebbe anche prodotto l'effetto nefasto di suscitare veementi reazioni nel mondo islamico. Dubitiamo però che Cini chiederebbe a un rappresentante religioso musulmano di pronunziare un mea culpa per la persecuzione di Averroè prima di mettere piede alla Sapienza. Siamo anzi certi che lo accoglierebbe a braccia aperte in nome dei principi del dialogo e della tolleranza. L'opposizione alla visita del Papa non è quindi motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità. L'opposizione è di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede. Anche la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un ostinato nemico di Galileo.


Essi gli rimproverano di aver ripreso - in una conferenza tenuta proprio alla Sapienza il 15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt, Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) - una frase del filosofo della scienza Paul Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Non si sono preoccupati però di leggere per intero e attentamente quel discorso. Esso aveva come tema la crisi di fiducia nella scienza in sé stessa e ne dava come esempio il mutare di atteggiamento sul caso Galileo. Se nel Settecento Galileo è l'emblema dell'oscurantismo medioevale della Chiesa, nel Novecento l'atteggiamento cambia e si sottolinea come Galileo non avesse fornito prove convincenti del sistema eliocentrico, fino all'affermazione di Feyerabend - definito dall'allora cardinale Ratzinger come un "filosofo agnostico-scettico" - e a quella di Carl Friedrich von Weizsäcker che addirittura stabilisce una linea diretta tra Galileo e la bomba atomica. Queste citazioni non venivano usate dal cardinale Ratzinger per cercare rivalse e imbastire giustificazioni: "Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica.


La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità". Esse piuttosto venivano addotte come prova di quanto "il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica". In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull'argomento sa bene come egli consideri con "ammirazione" la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico. Come è potuto accadere che dei docenti universitari siano incorsi in un simile infortunio?


Un docente dovrebbe considerare come una sconfitta professionale l'aver trasmesso un simile modello di lettura disattenta, superficiale e omissiva che conduce a un vero e proprio travisamento. Ma temo che qui il rigore intellettuale interessi poco e che l'intenzione sia quella di menar fendenti ad ogni costo. Né c'entra la laicità, categoria estranea ai comportamenti di alcuni dei firmatari, che non hanno mai speso una sola parola contro l'integralismo islamico o contro la negazione della Shoah.


Come ha detto bene Giuseppe Caldarola, emerge qui "una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri". Pertanto, ripetiamo con lui che "la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente".


(Fonte: ©L'Osservatore Romano - 16 gennaio 2007)

sabato 12 gennaio 2008

Alla Sapienza fronte anti-Ratzinger"Nemico di Galileo, qui non parli"



Papa Benedetto XVI ROMA - "Benedetto XVI non deve entrare all'Università La Sapienza".
Il vade retro viene da un nutrito gruppo di docenti e studenti dell'ateneo più antico d'Europa e apre un nuovo fronte laici-cattolici. Il rischio è che giovedì prossimo, quando è in programma un discorso del Papa - terzo pontefice in visita all'ateneo - vada in scena una clamorosa contestazione, un sit-in antipapalino all'ombra delle Minerva. La parola d'ordine è: "Non vogliamo Ratzinger nel tempio della conoscenza perché è troppo reazionario".
L'alzata di scudi laica era stata preannunciata giovedì da una lettera ai vertici dell'università che hanno invitato, il 17 gennaio, papa Ratzinger ad inaugurare l'anno accademico 2007-08, il 705° dalla fondazione. Sessantasette docenti, tra cui tutti i più noti fisici dell'ateneo, hanno firmato un appello (pubblicato scorso su Repubblica) perché "quell'invito sconcertante", così lo hanno definito, venga revocato. Il messaggio anti Ratzinger è stato spedito direttamente al rettore Renato Guarini: "Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso a Parma, Joseph Ratzinger ha rilanciato un'intollerabile affermazione di Feyerabend: "Il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto"".
Una frase che ha fatto sobbalzare il gruppo di scienziati che ora fa la fronda alla visita di Benedetto XVI. E che si dicono "indignati in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze. Quelle parole ci offendono e ci umiliano. E in nome della laicità della scienza auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato".

La risposta del rettore Guarini? Un invito alla tolleranza e nessuna marcia indietro. "Al di là delle divergenze di opinioni - dice - bisogna accogliere Benedetto XVI come un uomo di grande cultura e di profondo pensiero filosofico, come messaggero di pace e di quei valori etici che tutti condividiamo". Così la cerimonia è stata confermata, e sarà divisa in due parti: la lectio magistralis tenuta da Mario Caravale, docente di storia del diritto, che parlerà della pena di morte, poi gli interventi del ministro dell'Università Fabio Mussi e del sindaco di Roma Walter Veltroni. Poi il discorso di Benedetto XVI. Alla fine, tutti in cappella. Ma la vigilia potrebbe diventare "pesante". Dopo i professori anche gli studenti promettono che non resteranno a guardare. Annunciano che faranno un sit-in contro "l'oscurantismo" di Benedetto XVI, terzo papa in visita alla Sapienza dopo Paolo VI nel 1964 e Giovanni Paolo II nel 1991.

"Non capiamo per quale motivo il Papa debba prendere parte alla cerimonia" sottolinea Michele Iannuzzi della Rete per l'Autoformazione. E centinaia di studenti delle università romane già fanno sapere che nei prossimi giorni si daranno appuntamento sotto la statua della Minerva, simbolo del sapere e della conoscenza. Già mercoledì organizzeranno cortei, campagne di comunicazione e daranno vita a "gesti eclatanti" per coinvolgere il maggior numero di studenti in quella che vuole essere "una vera e propria lotta contro l'ingerenza del pontefice nelle istituzioni italiane". Clima di mobilitazione anche tra i docenti. Andrea Frova, docente di Fisica generale, è tra coloro che hanno partecipato alla stesura della lettera: "L'invito è una scelta inopportuna e vergognosa e non è sufficiente che il Papa non tenga più la lectio magistralis, come avevano deciso all'inizio. È solo un maquillage fatto anche piuttosto male. Si tratta di un capo di stato straniero ed inoltre il capo della Chiesa cattolica.

E noi che abbiamo dedicato tutta la vita alla scienza non ci sentiamo di ascoltare, a casa nostra, una voce autorevole che condanna di nuovo Galileo". Un altro dei firmatari più attivi è Carlo Cosmelli, docente di Fisica: "Le accuse anti-scienza che il Papa ha lanciato da cardinale le ha ribadite anche nella sua ultima enciclica. Lui è convinto che, quando la verità scientifica entra in contrasto con la verità rivelata, la prima deve fermarsi. Una cosa del genere in una comunità scientifica non può essere accettata".

(fonte: Repubblica.it - 12 gennaio 2008)

venerdì 21 settembre 2007

Il terrorismo usa Dio contro l'Occidente


"Il terrorismo usa Dio contro l'Occidente

Combatterlo senza rinunciare ai diritti"



CITTA' DEL VATICANO - Il "terrorismo, fenomeno gravissimo che spesso arriva a strumentalizzare Dio e disprezza in maniera ingiustificabile la vita umana" si fonda a volte sul "rimprovero di aver dimenticato Dio, con cui alcune reti terroristiche cercano pretestuosamente di giustificare le loro minacce alla sicurezza delle società occidentali".
Il monito del Papa contro il terrorismo risuona a Castel Gandolfo davanti ai parlamentari dell' Internazionale democratica di centro e democratico cristiana. Un allarme che il papa accompagna, però, con un invito: "La lotta al terrorismo non può ignorare le regole dello Stato di diritto. La società ha il diritto di difendersi, ma sempre rispettando le regole morali e giuridiche anche per quanto concerne la scelta degli obiettivi e dei mezzi".
Un discorso durante il quale Benedetto XVI, lancia l'allarme per lo stato della famiglia: "Quando la verita' dell'uomo è oltraggiata, quando la famiglia è minata nelle sue fondamenta, la pace stessa è minacciata, il diritto rischia di essere compromesso e come logica conseguenza si va incontro a ingiustizie e violenze". Poi Benedetto si scaglia contro aborto e eutanasia. "C'è - dice il Papa - chi valuta legittima l'eliminazione della vita umana nella sua fase prenatale o in quella terminale".
Ma c'è la famiglia nelle preoccupazioni del Santo Padre. Il Papa parla di "crisi", di quella cellula cellula fondamentale della società "fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e di una donna". Per Benedetto XVI, "la centralità della persona ed il rispetto dei diritti umani, l'impegno per la pace e la promozione della giustizia per tutti" sono i valori e gli ideali che debbono guidare l'impegno politico dei cattolici.
In un passaggio successivo, quasi a conclusione del discorso, Benedetto XVI richiama i politici cattolici alla coerenza e ricorda che "a quanti condividono la fede in Cristo, la Chiesa chiede di testimoniarla oggi, con ancora più grande coraggio e generosità. La coerenza dei cristiani infatti è indispensabile anche nella vita politica, perché il 'sale' dell'impegno apostolico non perda il suo 'sapore' e la 'luce' degli ideali evangelici non venga oscurata nella loro azione quotidiana".


(repubblica.it - 21 settembre 2007)

mercoledì 8 agosto 2007

Il Congresso ebraico attacca il Papa




ROMA - Ha tutta l'aria di un incidente diplomatico quello scoppiato tra la Santa Sede e il Congresso ebraico.


Colpa dell'udienza privata che Benedetto XVI ha concesso domenica scorsa a Castel Gandolfo a Tadeusz Rydzyk, direttore di Radio Maria. "Il Congresso ebraico europeo - è scritto in una nota dell'Associazione che riunisce le comunità ebraiche di tutta Europa - è scioccato di apprendere che Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza privata e nella sua residenza estiva Tadeusz Rydzyk, il direttore dell'antisemita Radio Maryja". Ejc, acronimo del Congresso ebraico, si dice "attonito del fatto che il Papa ha concesso un'udienza privata e la benedizione a un uomo e a un'istituzione che ha appannato l'immagine della Chiesa Polacca". Radio Maria, infatti, avrebbe "largamente trasmesso le affermazioni antisemitiche di Rydzyk".


La nota del Congresso ebraico arriva dopo due giorni di polemiche in Polonia tra chi accusa il sacerdote di Radio Maria di essere un antisemita e i suoi sostenitori che hanno inteso il colloquio col Pontefice come la sua benedizione alla linea ultraconservatrice della radio. In realtà non più tardi di un anno fa proprio Benedetto XVI prendeva le distanze dall'emittente accusandola di essere "antisemita".


Domenica scorsa a Castel Gandolfo, padre Rydzyk è stato ammesso al baciamo con il Papa al termine dell'Angelus insieme ad un folto gruppo di fedeli polacchi. Recentemente, in vista delle prossima elezioni presidenziali in Polonia, gli stessi gemelli Kaczynski sono tornati a chiedere pubblicamente l'aiuto e il sostegno dell'emittente radiofonica dei cattolici ultraconservatori e del suo controverso direttore.


(REPUBBLICA.IT 8 agosto 2007)

R.C.